Rivendicazione dell’attacco esplosivo contro la sede di ΕΦΚΑ, Istituto Nazionale di Previdenza Sociale greco (Atene, Grecia, 23 aprile 2026)

Rivendicazione dell’attacco esplosivo contro la sede di ΕΦΚΑ, Istituto Nazionale di Previdenza Sociale greco (Atene, Grecia, 23 aprile 2026)

“La resistenza violenta è affascinante, è speranza in un mondo disperato e silenzioso”

Mentre la maggior parte della società cerca di trovare un posto in un mondo soffocante, in cui nemmeno il respiro è scontato e in cui la morte è all’ordine del giorno, in cui l’industria bellica si sviluppa rapidamente, in cui i potenti calpestano la dignità umana e in cui il sangue scorre come acqua, imponendo tutto ciò come normalità, alcuni scelgono di sputare in faccia all’oppressione, di rifiutare la sottomissione, di non accettare l’assimilazione della miseria. Alcuni scelgono di lottare, di rischiare, di combattere chi calpesta i loro sogni, con orgoglio e combattività.

Uno di loro era il guerrigliero armato Kyriakos Xymitiris, morto il 31 ottobre del ’24 in un appartamento ad Ampelokipoi a causa della deflagrazione avvenuta mentre stava trattando materiali esplosivi. Seguirono una dimostrazione di potere statale e una vendetta con l’arresto preventivo, basato su un’accusa gonfiata, di Marianna Manoura (ferita nell’esplosione), Dimitra Zarafeta, Dimitris, Nikos Romanos e A.K. Dopo un anno e mezzo di detenzione preventiva, il caso fu giudicato: gli ultimi tre furono assolti, mentre le due compagne vennero giudicate colpevoli di appartenenza a un’organizzazione terroristica. A Marianna M. è stata inflitta una pena detentiva di 19 anni, mentre a Dimitra di 8. Non devono sorprenderci né le detenzioni preventive in assenza di prove, né le condanne. Questa è la guerra del potere. Chiunque si ribelli viene perseguitato e questo è solo l’inizio. Le vittime della repressione statale sono innumerevoli, i morti sono migliaia. Lo Stato, modificando e inasprendo il codice penale, prevede un regime modernamente totalitario in cui chi non si adatta o muore o finisce in carcere. I giudici, difensori di lunga data dei padroni, fulminano ogni esistenza ribelle, tutto ciò che si discosta dal monotono presente distopico e dall’opprimente realtà che ci costringono ad accettare. Con le loro meschine sentenze, rinchiudono le persone in celle, le espongono alla dilagante violenza che regna nelle carceri, interrompono violentemente i loro rapporti familiari e di amicizia e le gettano nell’orrore dell’anonimato. Nei tribunali, dove il debole vede la propria vita andare in pezzi per piccole infrazioni, ministri, parlamentari e ricchi se la cavano senza conseguenze. Dimostrando che l’essenza della giustizia borghese è quella di non voltare mai le spalle ai loschi interessi dei potenti. Tra le loro priorità vi sono la repressione dell’azione politica anarchica, delle lotte per la libertà e il logoramento dei militanti con accuse infondate, detenzioni preventive arbitrarie e pene pesantissime. Ma l’azione politica non si piega.

All’alba del 23 aprile è stato piazzato un ordigno esplosivo presso l’EFKA di Kallithea; le ragioni sono evidenti e innumerevoli. L’EFKA, in quanto struttura statale, è da un lato veicolo della schiavitù salariale e dall’altro responsabile del nostro dissanguamento economico attraverso le tasse. Il dispositivo è stato innescato, provocando un incendio all’ingresso dell’edificio, ma non è esploso perché, secondo quanto riportato da alcuni media di regime, qualcuno avrebbe cercato di “neutralizzarlo” con un tubo da irrigazione prima dell’arrivo dei vigili del fuoco. È un dato di fatto che, nel clima cupo in cui viviamo, esiste un certo tipo di uomo contemporaneo delle grandi città capitalistiche: un uomo schiacciato dal potere e dalla miseria che esso stesso crea, sottomesso a ogni volere dei governi e, data la monotonia della sua vita, incline a compiere azioni che gli facciano credere di essere utile. E così, egli si affretterà a spegnere gli incendi che divampano negli edifici statali, anche se è proprio al loro interno che si alimenta la sua stessa soffocante oppressione. Questo piccolo gesto, il posizionamento del congegno esplosivo, è ben lungi dal rappresentare anche solo una minima parte della risposta alla violenza che subiamo quotidianamente. Ha però un valore formativo per le migliaia di azioni che stanno per scuotere i governanti e i loro tirapiedi. Abbiamo 2026 – e oltre – motivi per attaccare lo Stato, per estendere l’azione diretta in ogni angolo del pianeta. Ricordando che i nemici sono vulnerabili. La nostra promessa è che non concederemo nulla senza combattere e questa promessa si concretizza nell’azione. Distruggeremo con ogni mezzo ciò che incarna la nostra asfissia: con sabotaggi, attacchi, agitazioni politiche tra gli oppressi, iniziative di solidarietà e tanta voglia di fare.

Il 19 marzo è stata diffusa la triste notizia della morte dell’anarchico Alessandro Mercogliano e dell’anarchica Sara Ardizzone, avvenuta a causa dell’esplosione di un ordigno in fase di costruzione in un casale abbandonato a Roma. Un evento che suscita tristezza, ma anche passione e ispirazione per intensificare la controffensiva.

Coloro che cadono combattendo contro il potere non saranno dimenticati. La loro memoria e il loro spirito rimarranno vivi nelle strade della rivolta, nelle lotte contro l’oppressione, in ogni momento in cui decidiamo di metterci in gioco e di non arrenderci. Consapevoli che in un mondo in cui tutto è rubato, non abbiamo molto da perdere.

Esprimiamo la nostra solidarietà alla comunità dei rifugiati che occupano i centri di accoglienza, ad Aristo Hantzi, in sciopero della fame, e a Suzanne Dopagne, anch’essa in sciopero della fame. Al di là delle divergenze politiche che possono emergere, l’essenza è che i centri di accoglienza rimangono una viva controproposta di collettivizzazione dei nostri bisogni nel qui e ora, dove fiorisce la solidarietà e dove si combatterà fino alla fine. Sbirri, padroni e altri farabutti, giù le mani dai territori liberati!

Lotta senza tregua finché l’ultima prigione non sarà in fiamme e la nostra oppressione non sarà solo un doloroso ricordo. Andiamo avanti con parole e azioni incendiarie per la liberazione, per un mondo senza confini, nazioni, Stati, discriminazioni e sfruttamento. Contro le logiche riformiste che vogliono farci adagiare. Le condizioni per la rivoluzione maturano in noi con ogni azione, con ogni momento di disobbedienza. Il momento è qui e ora, sempre e ovunque. Forza e rispetto a chi percorre le strade del fuoco: il loro passo fermo e deciso è fonte di ispirazione per tutti noi. Solidarietà ai ribelli di tutto il mondo. La libertà fiorisce tra le macerie del potere e, anche se abbiamo ancora molta strada da fare, coloro che hanno osato sognare e agire la illumineranno.

Rendiamo omaggio al guerrigliero armato Kyriakos Xymitiris, all’anarchica Snizana Paraskevaidou, al compagno Alessandro Mercogliano e alla compagna Sara Ardizzone.

FORZA E CREATIVITÀ AD OGNI REALTÀ CHE OPPONE RESISTENZA

MARIANNA, DIMITRA FORTI COME LA LIBERTÀ

FUOCO ALLE PRIGIONI E AGLI OSPEDALI PSICHIATRICI

[Pubblicato in greco in https://athens.indymedia.org/post/1641072/ | Tradotto in italiano e pubblicato in https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/05/13/rivendicazione-dellattacco-esplosivo-contro-la-sede-di-εφκα-istituto-nazionale-di-previdenza-sociale-greco-atene-grecia-23-aprile-2026/