Le nostre vite e le nostre lotte non sono un gioco. Scritte e volantini presso l’abitazione del magistrato Alexandras Pischoina, attualmente impegnata nel processo contro le anarchiche e gli anarchici imputati per il caso Ampelokipoi (Atene, Grecia, aprile 2026)

Le nostre vite e le nostre lotte non sono un gioco. Scritte e volantini presso l’abitazione del magistrato Alexandras Pischoina, attualmente impegnata nel processo contro le anarchiche e gli anarchici imputati per il caso Ampelokipoi (Atene, Grecia, aprile 2026)

INTERVENTO A DOMICILIO DELLA PROCURATRICE ALEXANDRAS PISCHOINA – LE NOSTRE VITE E LE NOSTRE LOTTE NON SONO UN GIOCO

«[…]Il diritto è intrinsecamente violento. Non limita la violenza, ma la istituzionalizza per rafforzare il proprio potere. Il fatto che sia stato istituito dalle classi sociali dominanti significa che, di per sé, protegge la proprietà, il mercato, l’ordine e la sicurezza di chi lo ha creato. Funziona quindi come meccanismo di dominio di classe e politico, riproduce le disuguaglianze sociali, protegge gli interessi della classe dirigente e controlla i più deboli dal punto di vista sociale e politico. Riflette, in altre parole, i rapporti di potere. Allo stesso modo, la controfigura speculare del diritto, il crimine, non è un concetto naturale e immutabile nel tempo, ma storico. Viene definito attraverso leggi, valori, rapporti di potere e contesti storici. Si tratta, dunque, di un costrutto sociale creato da pochi con lo scopo di servire e imporre i loro specifici interessi. Un atto diventa un crimine solo perché il vincitore, ovvero lo Stato e le classi sociali dominanti, lo definiscono tale. Senza tale determinazione, non esiste alcun crimine, esiste semplicemente un atto o un comportamento neutro».
(Estratto della dichiarazione di Marianna Manoura durante il processo relativo al caso di Ampelokipoi)

In un contesto di guerra sempre più intensa, con gli Stati occidentali sempre più coinvolti nella campagna genocida scatenata dagli Stati Uniti e da Israele contro la Palestina e i popoli del Medio Oriente, lo Stato greco svolge un ruolo attivo. Collabora strettamente con lo Stato oscurantista dell’Arabia Saudita, responsabile del genocidio in Yemen che ha causato milioni di morti, e con il regime di apartheid israeliano che ha recentemente introdotto la misura nazista dell’impiccagione dei prigionieri palestinesi. In linea con la sua politica di morte, lo Stato greco uccide in massa migranti e rifugiati alle frontiere, come dimostrano gli omicidi di Stato a Pylos e a Chio. Allo stesso tempo, all’interno del proprio territorio, impone condizioni di impoverimento e asservimento ai più deboli, intensifica il controllo sociale e la repressione e svaluta ostentatamente le vite delle classi sfruttate, come dimostra il crimine di Tempi. In questo quadro, il ruolo del potere giudiziario è l’eliminazione di chi non si conforma alle imposizioni dello Stato e del capitale e, al contempo, la protezione dei funzionari governativi, dei capitalisti e dell’apparato statale nel suo complesso. Per questo motivo, non ci sorprendono gli attacchi volgari di giudici e pubblici ministeri contro le vittime del crimine statale-capitalista di Tempi.

In questo contesto, mentre il potere giudiziario insabbia scandali, omicidi di lavoratori, come nel caso di Violanta, e crimini di Stato, prende di mira e mette in prigione i militanti. Più specificamente, dalla detenzione preventiva dei nostri compagni fino al processo per il caso Ampelokipoi, assistiamo a ogni sorta di stratagemma e acrobazia giuridica per sostenere la narrativa dell’antiterrorismo e, per estensione, del dominio. I giudici non si limitano a usare le loro armi legali, ma sferrano anche un attacco all’etica dei compagni e delle compagne, nonché alla memoria del compagno anarchico Kyriakos Xymitiris. Durante il processo del caso Ampelokipoi, la procuratrice Alexandras Pischoina non ha esitato a fare riferimento più volte al compagno Kyriakos Xymitiris con commenti sprezzanti e sarcastici. Dalla sua posizione di potere e dalla sicurezza che le garantisce l’apparato statale, ritiene di poter parlare del nostro compagno e delle sue lotte senza limiti e senza rispetto nei confronti di Marianna, della sua famiglia e dei suoi compagni.

Per questo motivo, la sera prima della deposizione della richiesta del pubblico ministero, abbiamo deciso di recarci a casa sua in via Krikou 4 a Neo Psychiko, sia per farle capire che non è al sicuro, sia per costruire, insieme alle compagne Marianna e Dimitra, un muro di protezione attorno alla memoria di Kyriakos. Non ci ha sorpreso la richiesta che ha fatto la mattina seguente, nella quale, tra l’altro, ha esagerato l’accusa già infondata contro le compagne con fantasie e ipotesi, al fine di punire la loro ferma difesa dell’identità anarchica e della memoria del guerrigliero armato Kyriakos Xymitiris. Per quanto cerchino di criminalizzare i nostri rapporti di solidarietà, le nostre idee e le nostre lotte, costruendo narrazioni sul terrorismo, noi saremo lì per smascherare chi sono davvero coloro che terrorizzano e mettono in pericolo le nostre vite.

SOLIDARIETÀ INCONDIZIONATA ALLE COMPAGNE ANARCHICHE MARIANNA MANOURA E DIMITRA ZARAFETA

LIBERTÀ PER I COMPAGNI IN PRIGIONE PER IL CASO AMPELOKIPOI

KYRIAKOS XYMITIRIS, UNO DI NOI, COMPAGNO PER SEMPRE SULLE STRADE DEL FUOCO

[Pubblicato in greco in https://athens.indymedia.org/post/1640779/ | Tradotto in italiano e pubblicato in https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/04/23/le-nostre-vite-e-le-nostre-lotte-non-sono-un-gioco-scritte-e-volantini-presso-labitazione-del-magistrato-alexandras-pischoina-attualmente-impegnata-nel-processo-contro-le-anarchiche-e-gli-anarchici-im/]