Videoconferenza, solidarietà e cariche dentro il tribunale. Sui processi in corso a Trieste contro Stecco

Videoconferenza, solidarietà e cariche dentro il tribunale. Sui processi in corso a Trieste contro Stecco

Nota de “Il Rovescio”: Ci segnalano questo comunicato uscito su “La Breccia”. Veniamo così a sapere, in ritardo, di quello che è successo in aula a Trieste il 19 gennaio scorso. L’imposizione della videoconferenza al nostro amico e compagno Stecco si è trasformata in una calorosa manifestazione di solidarietà dentro il tribunale, con tanto di cariche dei carabinieri. Alle compagne e ai compagni di Trieste tutto il nostro sostegno.

“Far trasudare anche nelle loro aule lo spirito che ci pulsa dentro, di opposizione, di conflitto, di dignità politica ed umana, di presa di parola”

L’altro giorno a Trieste si celebrava un’udienza che vedeva coinvolto Stecco. Speravamo di poterlo salutare, approfittando dell’accanimento giudiziario per cui anche la Procura di Trieste ci ha tenuto a fare la sua parte. Come annunciato, Stecco però è stato tenuto lontano per motivi di sicurezza perché considerato in regime di “alta sicurezza”. Un chiaro pretesto, visto che sappiamo che si trova nel carcere di Sanremo, come detenuto comune. La giudice ha comunque deciso di farlo collegare in “videoconferenza”, uno strumento sempre più usato per isolare ulteriormente alcuni detenuti, nonché per spezzare le catene della solidarietà.

Un po’ di contesto e la cronaca dell’udienza, dunque. Il processo è la ripresa della posizione di Stecco per un procedimento in cui era stato stralciato per irreperibilità (viva la libertà!) e che aveva già visto l’assoluzione di altre compagne e compagni. I fatti contestati erano una “manifestazione non autorizzata” avvenuta il Primo Maggio 2021, per un saluto al carcere e altre iniziative di denuncia del ruolo stragista di Confindustria, dello Stato di Polizia e delle sue carceri, nonché di solidarietà ai lavoratori “essenziali”, come i rider, costretti a paghe da fame in nome della smaterializzazione dell’economia delle piattaforme.

Niente di che in realtà, ma DIGOS e PM erano (e sono sempre) alla ricerca minuziosa di reati “politici” per compagne e compagni e li trovano, alla fine, ovunque. Basti pensare che l’1 febbraio verrà avviato un nuovo processo, sempre a carico di Stecco, per un suo intervento considerato “istigazione a delinquere”, avvenuto lo stesso Primo Maggio durante un presidio organizzato da sindacati di base e altre realtà. Su questo arriveranno aggiornamenti a breve: quel che possiamo dire, per ora, è che si tratta di parole chiare sull’azione rivoluzionaria e la paura che cambia segno.

Tornando all’udienza, per lunghissimi minuti abbiamo atteso che il collegamento venisse attivato, toccandoci in sorte la solita farsa della giustizia. Audio che non funzionava, telefonate in matricola a Sanremo, salvifico riavvio del PC e altre menate degne dell’apparato dello stato. Nel frattempo la giudice bofonchiava qualcosa, sulla videoconferenza perché “così le han detto…”, sul rinvio dell’udienza, sul fascicolo che non si trova.

Una farsa, se non fosse che dopo un tempo infinito finalmente qualcosa accade: sentiamo la voce di Stecco e lo salutiamo affettuosamente. Approfittiamo anche di quest’unico momento per contestare l’uso della videoconferenza. La giudice, nell’imbarazzo, scappotta (“permalosetta”, ha commentato qualcuno), fa intervenire i carabinieri e ne viene fuori un bel casino: coerente e giusta conseguenza delle decisioni assurde di cui si è resa responsabile, tenendo confinato Stecco di autorità.

Sono cose che accadono quando la “giustizia”, nel suo corso, non considera che la solidarietà – quando è sincera – non si incrina facilmente. Neanche quando qualche zelante carabiniere da tribunale decide di alzare le mani, perdendone berretto e gli ultimi, quantistici, bricioli di dignità. Alla fine l’aula è stata sgomberata di forza e – ciò ci rattrista, ma neanche troppo visto il livello – la giudice ha deciso che le future udienze saranno a porte chiuse.

Per chi c’era era importante da una parte far sentire vicinanza a Stecco, nonostante l’orrore del collegamento in video, e dall’altra denunciarne l’utilizzo sempre più esteso, in questa strategia di isolamento e confino che caratterizza sempre più il procedimento penale e il trattamento carcerario. Siamo venuti a sapere solo in seguito del comunicato che Stecco avrebbe voluto leggere durante l’udienza, anticipato da alcune parole sul contesto del processo a suo carico. Lo rilanciamo di seguito: “Oltrepassare il confine. Dichiarazioni di Stecco”.

[Tratto da https://ilrovescio.info/2024/02/14/trieste-videoconferenza-a-stecco-solidarieta-e-cariche-dentro-il-tribunale/ e ripubblicato in https://lanemesi.noblogs.org/post/2024/02/15/videoconferenza-solidarieta-e-cariche-dentro-il-tribunale-sui-processi-in-corso-a-trieste-contro-stecco/ | Il titolo presente in questo articolo è di chi cura il sito internet]