Ilaria e Tobias liberi. Nessuna estradizione per Gabriele. Lunga vita in libertà ai latitanti. Presidio all’ambasciata ungherese (Roma, 10 gennaio 2024) + Budapest. Cronologia degli eventi

Ilaria e Tobias liberi. Nessuna estradizione per Gabriele. Lunga vita in libertà ai latitanti. Presidio all’ambasciata ungherese (Roma, 10 gennaio 2024) + Budapest. Cronologia degli eventi

Ilaria e Tobias liberi
Nessuna estradizione per Gabriele
Lunga vita in libertà ai latitanti

L’11 febbraio scorso degli esponenti di estrema destra sono stati attaccati durante il “Giorno dell’onore”, un raduno che in Ungheria vede ogni anno la partecipazione di neofascisti e neonazisti da tutta Europa.
Sei compagni sono stati arrestati perché accusati di aver preso parte a queste azioni, di cui due, Ilaria e Tobias, si trovano ancora reclusi in carcere a Budapest, dove sono sottoposti a dure condizioni detentive. Il 29 gennaio prossimo inizierà il processo a loro carico. L’impianto accusatorio vuole collegare queste azioni all’inchiesta “AntifaOst”, aperta in Germania dal 2018, e punta a dimostrare l’esistenza di un’ipotetica associazione criminale internazionale, ritenuta responsabile degli attacchi.
In seguito alle indagini, l’Ungheria ha emesso un mandato di arresto europeo (MAE) per 14 persone (quasi tutte latitanti) provenienti da Germania, Italia, Siria e Albania. Tra queste c’è Gabriele, un compagno di Milano, che a fine novembre è stato arrestato dalla polizia italiana. Il 5 dicembre si è tenuta l’udienza della Corte d’Appello riguardante la sua estradizione, nella quale gli avvocati difensori hanno portato all’attenzione della corte una lunga e importante testimonianza scritta da Ilaria sulle pessime condizioni della sua detenzione. I giudici hanno rinviato la decisione al 16 gennaio, disponendo una richiesta di approfondimento sulle condizioni detentive nelle carceri ungheresi.

Il mandato di arresto europeo è uno strumento di cooperazione giuridica fra gli Stati membri creato per semplificare lo scambio di prigionieri, e prevede che: il paese in cui la persona viene arrestata adotti la decisione sull’esecuzione dell’arresto entro 60 giorni; le decisioni vengano prese unicamente dalle autorità giudiziarie; gli Stati membri dell’UE non possano rifiutare la consegna dei propri cittadini, a meno che non assumano la competenza per l’azione penale o l’esecuzione della pena privativa della libertà nei confronti del ricercato.

È utile mettere in evidenza che dal 2016 l’esecuzione del MAE è stata ritardata o rigettata in 300 casi per motivi legati alla violazione dei diritti fondamentali, ma bisogna anche sottolineare che per quanto riguarda l’Italia e i casi di repressione politica è stato concesso molte volte:
– una compagna è stata arrestata in Francia per l’operazione Scintilla, successivamente estradata;
– un compagno è stato arrestato in Francia in seguito a tre mandati di cattura emessi dall’Italia, per le lotte contro i CPR e gli sfratti;
– dalla Spagna è stata estradata in Italia una compagna per l’operazione Bialystok;
– un compagno è stato estradato dalla Grecia all’Italia per gli scontri del 15 ottobre 2011;
– un compagno del movimento NO TAV è stato estradato in Francia per il reato di violenza aggravata nei confronti di un gendarme durante una manifestazione in solidarietà con i migranti, il 15 maggio 2021.
In pochi casi l’estradizione è stata rifiutata: ad esempio, lo Stato greco ha negato all’Italia l’estradizione di cinque compagni greci per la manifestazione NO EXPO di Milano del 1º maggio 2015 e la Francia ha rifiutato l’estradizione di un compagno italiano per i fatti del G8 di Genova.

La fortezza Europa non è tale solo verso l’esterno, attraverso strumenti comuni per il controllo delle frontiere, ma è una fortezza anche al suo interno, mediante la condivisione e la centralizzazione dei dispositivi di controllo, schedatura e repressione della conflittualità.

Il 13 gennaio si terrà a Milano un corteo antifascista in solidarietà agli incriminati per i fatti di Budapest e riteniamo importante mobilitarci anche a Roma nei giorni precedenti. Se è molto importante far sentire la solidarietà internazionale ai compagni, è altrettanto necessario rispondere a questo grave attacco repressivo che riguarda tutto il movimento antifascista militante e l’antagonismo in generale analizzando con lucidità il problema del rigurgito dell’estrema destra in Europa. È innegabile che elementi e mezzi neofascisti e neonazisti siano sempre più coinvolti nel processo di ristrutturazione capitalistica in corso in tutta Europa. Dal golpe del 2014 la costruzione del regime ucraino si è basata sull’arruolamento di milizie di stampo neonazista, come il famigerato battaglione Azov, sotto la regia militare e finanziaria della NATO. Questo mentre vari Stati europei spingono sempre più per inserire i gruppi antifascisti nella lista nera delle formazioni terroriste. La stessa Unione Europea si configura come uno spazio sempre più militarizzato e autoritario. Per imporre la feroce agenda neoliberista gli Stati europei inaspriscono le pene per i reati di ordine pubblico. Ne sono un esempio i Decreti Sicurezza firmati dai vari governi italiani, o la loi anti-casseurs in Francia. L’aria che tira a livello europeo è esemplificata da questi episodi: in Germania si viene perseguiti per aver intonato una slogan pro-Palestina, in Francia i prefetti vietano le manifestazioni, in Italia la magistratura reprime operai e delegati dei sindacati di base che lottano per migliorare le proprie condizioni, utilizzando con sempre crescente fantasia reati associativi.

Le politiche neoliberiste adottate dalla UE – fondate su privatizzazioni e libero mercato, tagli allo stato sociale, bassi salari – comportano la necessità di aumentare la repressione e il controllo, sia a livello sociale che politico. In questo contesto i fascisti svolgono il loro ruolo storico di servi al soldo dei padroni: fomentatori della guerra fra i poveri, squadristi o stragisti, alla bisogna.
È necessario sviluppare la resistenza contro lo stato di guerra, lo sfruttamento, l’esclusione sociale e le politiche autoritarie e razziste che i governi europei praticano e diffondono nel mondo.
Come avvenuto nel caso di Alfredo Cospito, solo una mobilitazione determinata e internazionale può fare la differenza.

Assemblea organizzativa per il presidio: lunedì 8 gennaio, ore 20:00 presso il Punto Solidale Marranella, via Dulceri 211.

MERCOLEDÌ 10 GENNAIO 2024
PRESIDIO PRESSO L’AMBASCIATA UNGHERESE
VIA DEI VILLINI 11-16, ROMA
ORE 10:00

Assemblea di solidarietà con Alfredo Cospito e i prigionieri rivoluzionari

PDF: Ilaria e Tobias liberi. Nessuna estradizione per Gabriele. Lunga vita in libertà ai latitanti. Presidio all’ambasciata ungherese (Roma, 10 gennaio 2024)

* * *

Budapest. Cronologia degli eventi

Di seguito è riportata una cronologia degli eventi dal 9 febbraio 2023. Segnaliamo che le informazioni sono tratte da fonti liberamente accessibili e in parte da media ungheresi o da pubblicazioni aperte al pubblico. Le informazioni, in particolare quelle relative ai presunti attacchi e al loro svolgimento, devono quindi essere valutate con particolare cautela.

(Tratta dal sito ufficiale del gruppo di solidarietà di Budapest BASC. Come si può vedere, non si tratta solo di informazioni sulle indagini di polizia svolte da febbraio. Ci sono anche informazioni su ciò che è accaduto quest’anno alla “Giornata dell’onore” e anche altre tratte dalle ricostruzioni cronachistiche redatte in Germania).

9 febbraio

Secondo le sue proprie dichiarazioni, c’è stato un tentativo di aggressione nei confronti di Tamás Lipták, un membro della Lègió Hungária, a Budapest presso la stazione ferroviaria Nyugati.

Scontro con tre membri del Ruch Narodowy (partito polacco di estrema destra) in piazza Fővám a Budapest.

La polizia ungherese forma una commissione speciale per indagare sugli autori dell’attacco.

10 febbraio

Scontro con una persona in piazza Gazdagréti a Budapest.

Scontro con due persone a Budapest: uno degli aggrediti è Laszlo Dudog, personaggio fra i più famosi della “destra rock” ungherese e di “Sangue e Onore”.

Kristina D. viene arrestata dalla polizia ungherese in relazione agli eventi. È una delle più strette collaboratrici di Andras Jambor; gli unici indizi sono una giacca, una sciarpa e un post su Facebook.

11 febbraio

Attacco a 2 tedeschi a Budapest che stavano tornando da un concerto nazista. Secondo le informazioni dei media, uno di loro è membro del partito di Erfurt “Neue Stärke”. Egli stesso ha rilasciato un’intervista allo youtuber nazista e gruppo neonazista organizzato Lasse Richei di Braunschweig.

A Budapest, la polizia arresta sei persone; per tre di esse viene emesso un mandato di cattura. Gli arrestati sono accusati di “violenza contro una comunità” e/o “formazione di un’associazione criminale”.

12 febbraio

Nel pomeriggio vengono rilasciati tre degli antifascisti arrestati il giorno prima.

13 febbraio

Il quotidiano tedesco “Bild” riporta per la prima volta gli eventi in Ungheria.

14 febbraio

Una persona inizialmente arrestata viene rilasciata perché le accuse non sono state
confermate.

15 febbraio

La polizia ungherese pubblica le foto e i nomi completi di altri due imputati.

15 febbraio

A Berlino vengono effettuate due perquisizioni domiciliari in relazione ai fatti di Budapest.

16 febbraio

Indagini in Germania. La “Zentralstelle Extremismus Sachsen” della Procura Generale di Dresda apre una inchiesta per “lesioni personali gravi” nei confronti di 7 imputati.

23 febbraio

Le autorità ungheresi pubblicano foto e nome di un altro accusato.

24 febbraio

Kristina D. viene rilasciata dalla custodia cautelare per mancanza di prove. Ha collaborato con le autorità fornendo informazioni sulle sue giornate e sul suo lavoro nel partito.

7 marzo

Secondo la risposta dell’autorità statale sassone a un’interrogazione governativa dell’AfD, la Procura Generale è in contatto con le autorità di polizia ungheresi dal 7 marzo. Secondo le informazioni “nd”, sono stati trasmessi anche i fascicoli del processo Antifa-Ost.

15 marzo

In un’operazione su larga scala vengono effettuate diverse perquisizioni domiciliari a Jena e Lipsia, che si protraggono per l’intera giornata.

Oltre alle perquisizioni domiciliari degli indagati, un’ulteriore perquisizione di quasi un intero edificio alla Eichendorffstrasse di Lipsia, ha luogo a partire dalle 16:00, poiché la polizia sospetta che un imputato vi si trovi nascosto al suo interno. Le unità speciali aprono diverse porte.

31 marzo

La polizia ungherese sta ricercando altri tre imputati e ha pubblicato le loro foto e i loro nomi. Nei confronti di queste tre persone sono stati emessi mandati di cattura ungheresi.

7 maggio

Pubblicazione delle foto e dei nomi di sette persone da parte dell’edizione cartacea della Bundes-BILD con il titolo “I 7 violenti”. Queste immagini erano state precedentemente diffuse pubblicamente da un account X (ex Twitter) di estrema destra e da diversi giornali online sempre di estrema destra.

12 maggio

Pubblicazione di un articolo di Der Spiegel che cita un “avvertimento ufficiale della BKA” che sospetta “similitudini con la RAF”. Vengono inventate radicalizzazione e preparazione professionale alla clandestinità.

2 giugno

Davanti all’ambasciata ungherese a Berlino si svolge una manifestazione in solidarietà con gli Antifà arrestati e perseguitati.

7 giugno

A Berlino c’è un tentativo di imputare un altro compagno in riferimento agli eventi, da parte dell’Ufficio tedesco per la protezione della Costituzione. Maggiori informazioni tramite “Rote Hilfe” Berlino e V.

14 giugno

Conferma della detenzione per i due antifascisti ancora detenuti.

La prossima revisione fissata per il 14.08.23.

6 luglio

A Berlino un’altra perquisizione domiciliare in relazione agli eventi. Una persona fermata brevemente come testimone, in seguito rilasciata.

14 agosto

La custodia cautelare dei due detenuti a Budapest viene prorogata per un altro periodo.

Prossima revisione della detenzione viene fissata al 14 novembre 2023.

18 agosto

“Der Spiegel” diffonde la notizia di polizia secondo cui il Soko LinX dell’Ufficio statale sassone per l’investigazione criminale è stato dotato di 10 investigatori supplementari per concentrarsi esclusivamente sulla ricerca degli indagati latitanti.

23 agosto

Alla Eichendorffstrasse di Lipsia abitanti attenti scoprono una telecamera nascosta. La telecamera riprende l’ingresso del condominio perquisito a marzo. Sospettavano che lì ci fosse una persona ricercata.

25 settembre

La BKA, insieme alla LKA Sassonia e alla Procura Generale Federale, lancia un mandato di ricerca su tutto il territorio nazionale per un compagno. Il compagno è ricercato con la sua foto e il suo nome affissi nelle stazioni ferroviarie, su enormi schermi pubblicitari, su tutti i principali quotidiani tedeschi e persino, in alcuni casi, con notifica push su telefoni cellulari. Nessuno vuole rispondere alla semplice domanda di un membro del parlamento dello Stato sassone su quanto sia costosa questa singolare caccia all’uomo del compagno. Anche noti neonazisti stanno partecipando a questa caccia all’uomo pubblica e offrono loro supplementare contribuzione ai 10.000 euro di taglia. Caccia all’uomo preceduta da una campagna mediatica coordinata da WDR/NDR, che il giorno prima annunciava che “20 estremisti di sinistra” stanno attualmente in clandestinità.

31 ottobre

Diversi giornali in Germania e Ungheria diffondono la notizia che le autorità ungheresi hanno spiccato un mandato di cattura internazionale contro altri 14 presunti partecipanti ai fatti, tra cui dieci tedeschi.

L’ufficio del procuratore capo di Budapest presenta un’accusa contro Tobi, Ilaria e un’altra persona, attualmente non incarcerata in Ungheria.

2 novembre

La polizia ungherese pubblica i nomi e le foto di altre cinque persone. Ora ricercate con un mandato di arresto.

3 novembre

Il quotidiano “Bild” pubblica ancora una volta i volti e i nomi di dodici persone. Tra questi ci sono quelli di quattro giovani che in precedenza non erano ricercati. Le immagini sono state precedentemente pubblicate dalla polizia ungherese e diffuse dall’account di estrema destra X (ex Twitter), tra gli altri. Anche altri media, come Focus o T-Online, hanno diffuso le nuove foto segnaletiche online.

21 novembre

Gabriele viene arrestato a Milano dai carabinieri. Attualmente è agli arresti domiciliari in attesa dell’estradizione. L’arresto è avvenuto sulla base di un mandato di cattura europeo emesso dall’Ungheria. Il compagno è accusato di essere coinvolto negli scontri con i fascisti in occasione della “Giornata dell’onore” a Budapest nel febbraio 2023. Oltre a vari reati di lesioni personali o alla loro preparazione, le autorità ungheresi accusano le persone coinvolte anche di appartenenza a una “organizzazione criminale”.

L’udienza per l’estradizione di Gabriele è stata rinviata a martedì prossimo, 12 dicembre, in quanto il giudice ha bisogno di più tempo per esaminare i documenti presentati dagli avvocati della difesa.

29 gennaio 2024

Questa è la data di inizio del processo a Budapest contro 3 persone.

PDF: Budapest. Cronologia degli eventi

[Ricevuto via e-mail e pubblicato in https://lanemesi.noblogs.org/post/2023/12/22/ilaria-e-tobias-liberi-nessuna-estradizione-per-gabriele-lunga-vita-in-liberta-ai-latitanti-presidio-allambasciata-ungherese-roma-10-gennaio-2024-budapest-cronologia-degli-eventi/]