“Mi difendo, non mi scuso”. Comunicato dell’anarchica Marianna Manoura dalla sezione femminile del carcere di Korydallos in occasione dell’inizio del processo per il caso Ampelokipoi
Mi difendo, non mi scuso
Nel bel mezzo dell’ondata di rivelazioni su scandali governativi di ogni genere e del coinvolgimento dello Stato greco nella guerra scatenata dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran, l’apparato repressivo ha deciso di occuparsi del “nemico interno”. Tre settimane prima della prima udienza, ci è stata notificata l’apertura del processo a nostro carico. Il 1° aprile, un mese prima della scadenza del periodo di 18 mesi, ha così inizio il processo. Un processo basato su un atto d’accusa palesemente gonfiato, nel quale è evidente che quattro dei cinque imputati non hanno nulla a che vedere con quanto accaduto il 31 ottobre e non ne erano a conoscenza. L’obiettivo, tuttavia, non sarà esclusivamente quello di mettere in luce le ben note tattiche dell’unità antiterrorismo, ma di difendere la memoria del rivoluzionario Kyriakos Xymitiris e le pratiche di resistenza armata che ha scelto per combattere questo sistema cannibale.
Fin dall’inizio, le autorità giudiziarie, con l’antiterrorismo al timone, hanno visto in questo caso specifico l’occasione ideale per dare il via a un’ennesima ondata di persecuzioni e incarcerazioni. L’evidente incapacità della polizia antiterrorismo di formulare un’accusa minimamente credibile ci ha tenuti tutti in ostaggio: le richieste di revoca della custodia cautelare sono state respinte in tutti i collegi giudicanti provvisori (sia a sei che a dodici mesi) con motivazioni inconsistenti. Il caso è stato così mantenuto aperto, in assenza di qualsiasi nuova prova che lo giustificasse, con motivazioni sprezzanti da parte dei consigli che, in alcuni punti, si smentivano da sole. Il tutto nel tentativo di trovare una nuova trama che consentisse di sfruttare al massimo l’estensione della custodia cautelare per tutti gli imputati e di soddisfare due obiettivi: da un lato, il consolidamento della vendetta dello Stato e, dall’altro, il mantenimento delle accuse di appartenenza a un’organizzazione terroristica. Un’organizzazione senza nome, senza storia, senza azioni, senza nemmeno una sostanza, la cui invenzione serve, in primo luogo, a fini spettacolari e comunicativi, e, al contempo, a inasprire seriamente l’accusa, con il rischio di pene letali.
Questo pretestuoso ritardo nella chiusura del caso, protrattosi per diciassette mesi, ha ritardato l’emissione della sentenza e le deliberazioni finali, avvicinando il processo al termine limite previsto per la custodia cautelare di tutti gli imputati coinvolti. Un fatto che di per sé comporta la necessità di affrettarne la definizione e lo svolgimento, con la notifica delle citazioni in giudizio avvenuta il 9 marzo, appena tre settimane prima dell’inizio del processo, fissato per il 1° aprile, riducendo in modo soffocante i nostri tempi di preparazione. Il 1° aprile sarò quindi chiamata a comparire in giudizio con l’accusa di aver costituito e aderito a un’organizzazione terroristica, di fabbricazione aggravata di ordigni esplosivi, di possesso di materiali e ordigni esplosivi, pistole e munizioni, di esplosione con possibile dolo, di danneggiamento aggravato e di possesso illegale di armi, in un processo che sin dall’inizio ha mostrato segni di frenesia e negligenza. La situazione che si sta delineando non mi sorprende. Sono ben consapevole del ruolo della giustizia civile all’interno di questo specifico sistema di sfruttamento che, mentre finge di svolgere il proprio ruolo all’interno di uno “Stato di diritto”, in realtà è interessata principalmente ad attuare i dettami della leadership antiterroristica e politica. Ciononostante, dichiaro categoricamente che non sono disposta a permettere che l’accelerazione del processo vada a discapito mio, dei miei coimputati e dello stesso mio compagno, Kyriakos.
E se il servizio antiterrorismo ha impiegato, ancora una volta, 17 mesi per tornare al punto di partenza senza alcuna nuova prova, ma insistendo nel perseguire me e altre quattro persone che non hanno alcun legame, coinvolgimento o conoscenza del caso, il processo in questione presenta una novità. La totale assenza di tutti gli agenti dell’antiterrorismo tra i testimoni dell’accusa. In pratica, l’accusa, che ha emesso i mandati di arresto e formulato le accuse sulla base degli ordini impartiti, ritiene che non ci sia motivo di comparire nel procedimento. In pratica, in un caso che stanno perseguendo, gli accusatori non si presentano. Non sono in grado di conoscere le ragioni esatte per cui ciò sia accaduto. È un dato di fatto che, con le nuove modifiche del 2024 (Legge Floridis), sia ora possibile non chiamare a testimoniare in giudizio gli agenti di polizia che redigono l’atto accusatorio e conducono la fase istruttoria, in un evidente tentativo di proteggersi dalle contraddizioni che, inevitabilmente, emergeranno. Tuttavia, in particolare in questo caso, con un impianto accusatorio lacunoso e un fascicolo pieno di contraddizioni, incongruenze e carenze evidenti, l’assenza degli agenti antiterrorismo dall’elenco dei testimoni mira a proteggerli in aula dalla prevedibile smentita delle loro menzogne.
Che ciò avvenga o meno, le responsabilità ricadranno su di loro. La responsabilità per il modo vergognoso in cui hanno trattato la famiglia del mio compagno, Kyriakos Xymitiris, nelle prime ore successive all’esplosione, un comportamento che va ben oltre i limiti morali che questi individui senza scrupoli, che giurano sulla democrazia e sulla legalità, presumibilmente invocano e presumibilmente difendono. Responsabilità per l’ordine di prelevare un campione di DNA mentre ero ancora incosciente all’ospedale Evangelismos. Responsabilità per il fatto che, ancora una volta, come in tante altre occasioni nel corso degli anni della sua attività, l’antiterrorismo si conferma la punta di diamante della repressione, che si concretizza in sorveglianza, persecuzione e incarcerazione di innumerevoli combattenti.
Al contrario, io ci sarò. Ci sarò per assumermi le responsabilità che mi competono e per difendere la scelta politica che mi ha portato in quella posizione il 31 ottobre. Ci sarò per oppormi a un meccanismo che ogni giorno dimostra la sua parzialità e che, ormai da decenni, sfoggia tutta la sua vendicatività nei confronti dei combattenti. Nonostante tutte le possibili conseguenze, difenderò con orgoglio le scelte del mio compagno, la necessità di lottare con ogni mezzo e la serietà di questa scelta, che lascia un’impronta indelebile. Ci sarò perché l’area politica a cui ho appartenuto negli ultimi 15 anni della mia vita è guidata da valori e programmi diversi da quelli promossi dal sistema. Non scarica le responsabilità sugli altri, come fa ogni giorno il governo; non difende la faziosità e l’interesse personale, come incoraggia il sistema; non sceglie la via facile dell’egoismo, come fanno i suoi rappresentanti.
Non andrò al processo per chinare il capo né per rinunciare alle mie idee e alle mie responsabilità. Ma non concederò loro nemmeno un giorno in più di libertà per azioni che non ho commesso e per le quali non esiste alcuna prova a sostegno. Inoltre, in questo processo, l’obiettivo principale è la salvaguardia della memoria rivoluzionaria del compagno. La testimonianza di tutti quegli elementi che lo rendono un compagno e una persona così unica e indispensabile. Ecco qual è, per me, la posta in gioco di questo processo: il prevalere dell’immagine del compagno Kyriakos così come lo conoscevamo, abbiamo conosciuto e abbiamo vissuto. Un uomo profondamente rivoluzionario che, al di là del suo impegno e della sua presenza sul campo, ha deciso di affinare il suo modo di agire nonostante le avverse condizioni in cui si è trovato. Questa è l’eredità che spero un processo del genere lasci. Un’eredità di dedizione e fedeltà alla visione rivoluzionaria, anche di fronte alla sfida più grande. Il segno di solidarietà e di difesa dei progetti che ci vedono continuamente e concretamente contrapposti a chi opprime le nostre vite e al fianco di chi lotta con ogni mezzo. La dignità e l’orgoglio che si addicono alla nostra area politica, dalla quale emergono combattenti come Kyriakos. Persone che non si tirano indietro, che non scendono a compromessi e il cui sguardo scintillante basta a illuminare anche il percorso più difficile.
Ma anche Kyriakos sarà lì. È lì che batterà il suo cuore. Accanto a me e a tutti gli imputati. Accanto ai suoi compagni. Sarà lì perché sa che la lotta per la memoria è una questione collettiva e non solo necessaria, ma essenziale. È essenziale affinché un movimento esista e abbia un futuro. Perché le storie di chi è caduto hanno ispirato gli altri a ribellarsi. E anche se il peso della perdita ci piega le ginocchia, basta uno sguardo ai suoi occhi scintillanti perché la fatica si condivida e la paura si attenui. E se a un certo punto dovessimo scoraggiarci, basterà uno sguardo al suo sorriso sincero per ricordarci che nulla è finito.
Con Kyriakos al nostro fianco, sta a noi, dentro e fuori le mura, ribaltare i termini del processo, sia prima che durante lo stesso. Per porre fine all’ingiustizia che è diventata legge, al pregiudizio che è diventato abitudine. Per percepire la giustizia come un campo di battaglia e il processo come un conflitto politico. Poiché il campo è già minato, si tratta di una battaglia impari in cui non c’è via di mezzo. O ci si arrende o si combatte fino alla fine. E quello che posso dire con certezza è che io, e sicuramente Kyriakos, sceglieremmo la seconda opzione. Abbiamo ragione, vinceremo.
KYRIAKOS XYMITIRIS SEMPRE PRESENTE!
ONORE PER SEMPRE ALLA COMPAGNA ANARCHICA SARA ARDIZZONE E AL COMPAGNO ANARCHICO ALESSANDRO MERCOGLIANO!
LO STATO E IL CAPITALE SONO GLI UNICI TERRORISTI!
Marianna Manoura
Prigione femminile di Korydallos
[Pubblicato in inglese in https://actforfree.noblogs.org/2026/03/30/i-defend-i-dont-apologize-by-anarchist-marianna-manoura-greece/ | Tradotto in italiano e pubblicato in https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/04/19/mi-difendo-non-mi-scuso-comunicato-dellanarchica-marianna-manoura-dalla-sezione-femminile-del-carcere-di-korydallos-in-occasione-dellinizio-del-processo-per-il-caso-ampelokipoi/]
