Comunicati di Marianna Manoura dal carcere di Korydallos e dell’Assemblea di solidarietà con i combattenti incarcerati, in fuga e perseguitati, distribuiti durante un intervento presso la sede del quotidiano greco “Efimerida ton Syntakton” e durante un volantinaggio ad Atene, nei pressi dell’edificio danneggiato dall’esplosione del 31 ottobre 2024

Comunicati di Marianna Manoura dal carcere di Korydallos e dell’Assemblea di solidarietà con i combattenti incarcerati, in fuga e perseguitati, distribuiti durante un intervento presso la sede del quotidiano greco “Efimerida ton Syntakton” e durante un volantinaggio ad Atene, nei pressi dell’edificio danneggiato dall’esplosione del 31 ottobre 2024

Interveniamo presso la sede del giornale “Efimerida ton Syntakton” (EFSYN) per rendere pubblici i seguenti testi. Questo intervento segue la nostra presenza e la distribuzione degli stessi testi nella zona di Ampelokipoi e in via Arkadias, in segno di solidarietà con gli abitanti del condominio.

Allo stesso tempo, ci siamo recati nel luogo in cui ha perso la vita il nostro compagno Kyriakos Xymitiris.

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TESTO PER IL CONDOMINIO DI VIA ARKADIAS

Il 31 ottobre 2024, io e il mio compagno Kyriakos Xymitiris ci trovavamo nell’appartamento al numero 4-8 di via Arkadias. Durante la lavorazione di materiali esplosivi si è verificata un’esplosione che ha ucciso il mio compagno di 36 anni, mi ha provocato gravi lesioni e ha danneggiato l’edificio. Da allora sono detenuta nel carcere femminile di Korydallos in condizioni terribili, costretta ad affrontare la perdita della persona a me più cara, le mie lesioni e accuse molto gravi.

Questa esplosione non faceva parte di alcun piano e non è avvenuta per negligenza. Questo tragico evento è stato causato da materiale difettoso, cosa che purtroppo non poteva essere prevista.

L’area politica anarchica a cui apparteniamo lotta per un mondo di uguaglianza, solidarietà e auto-organizzazione. Un mondo in cui non si debba vivere nell’ansia per arrivare a fine mese, in cui le relazioni interpersonali non siano basate sulla competizione e in cui una vita dignitosa non sia una questione di fortuna. Quando quest’area politica anarchica sceglie di attaccare chi impone povertà, esclusione e insicurezza con tali mezzi, adotta tutte le misure necessarie, spesso mettendo a rischio gli stessi soggetti che agiscono, al fine di garantire l’incolumità delle persone non coinvolte.

Oltre a salvaguardare l’integrità fisica delle persone, il nostro spettro politico prende di mira coloro che ci opprimono e ci sfruttano. Mette nel mirino i potenti di questo mondo. Coloro che mangiano con cucchiai d’oro, mentre noi dobbiamo accontentarci dello stretto necessario; coloro che vivono di rendite, mentre noi imploriamo che non ci sia l’ennesimo aumento; coloro che mietono profitti, mentre noi lavoriamo dodici ore al giorno. Coloro che seminano morte con guerre, miseria, inflazione e paura, razzismo e sterminio, lavoro precario e non assicurato. Coloro che impongono incertezza, insicurezza e pericolo anche quando si prende semplicemente il treno notturno per Salonicco o si cerca di attraversare il confine per una vita più dignitosa.

Lottiamo affinché tutto questo non resti senza risposta. Per riconquistare il diritto di vivere. Per porre fine all’ingiustizia, allo sfruttamento, all’oppressione e all’insabbiamento. In questa lotta rischiamo molto: siamo presi di mira, subiamo violenza e repressione, mettiamo in pericolo la nostra sicurezza e la nostra libertà, e talvolta anche la nostra vita. Non per indifferenza nei confronti della vita, ma perché ci sta a cuore la nostra lotta e ci sentiamo responsabili nei confronti degli altri. Per questo motivo, poniamo consapevolmente la solidarietà sociale come priorità.

Il mio compagno ha adottato questo approccio nella vita e per questo ha deciso di lottare con tutti i mezzi. Se fosse ancora qui, sarebbe il primo a cercare di aiutare gli inquilini del condominio, non come pentimento per i mezzi che ha scelto di impiegare nella lotta, ma perché, come per tutti noi, la solidarietà e l’aiuto reciproco sono valori profondamente umani, una forza motrice che ci spinge all’azione.

«Non siamo terroristi né criminali. È proprio il nostro amore per la vita, la gioia per lo spirito umano, che ci ha spinti a diventare combattenti per la libertà contro questo sistema imperialista, razzista e mortale».

Marianna Manoura
Carcere femminile di Korydallos

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Comunicato relativo all’esplosione in via Arkadias

È passato più di un anno dall’esplosione nell’appartamento di via Arkadias, un evento che ha cambiato per sempre la vita di decine di persone. Pochi minuti dopo l’esplosione, gli inquilini del condominio si recano nell’appartamento per vedere cosa è successo. Lì trovano la compagna Marianna Manoura gravemente ferita e il compagno Kyriakos Xymitiris morto. Poche ore dopo, l’edificio viene sigillato per essere ispezionato dall’unità antiterrorismo, mentre i media si affrettano a diffondere la notizia e a creare un clima di terrore. Nel giro di pochi giorni, il condominio viene dichiarato inagibile.

Da parte nostra, come Assemblea di Solidarietà con i combattenti imprigionati, in fuga e perseguitati, esprimiamo la nostra solidarietà alle persone che hanno perso la casa nell’esplosione del 31 ottobre. La nostra lotta mira a creare un legame con quelle componenti della società colpite dal saccheggio perpetrato dallo Stato e dal capitalismo. In ogni quartiere, in ogni casa, dove si trovano persone della nostra stessa classe, promuoviamo lotte senza mediazioni, promuoviamo la presa in mano delle nostre vite fino alla liberazione di tutti, fino alla demolizione di ogni cella, fino alla costruzione di un mondo che comprenda tutti noi. Mentre i prezzi continuano a salire, l’orario di lavoro aumenta, le persone vengono buttate in strada con gli sfratti e i diritti fondamentali, come la sanità pubblica, vengono continuamente colpiti per gli interessi dei padroni, lo Stato cerca di dipingere i nostri compagni come elementi antisociali che vogliono rovinare la patinata democrazia del Paese. Questa democrazia in cui uno scandalo segue l’altro, in cui centinaia di lavoratori muoiono nei campi di lavoro e migliaia di donne migranti perdono la vita ai confini, mentre decine di migliaia vivono sull’orlo della povertà. Tutte queste persone sono consapevolmente emarginate, sfruttate, oppresse e uccise.

In quell’appartamento si cercava di dare concretezza alla lotta quotidiana contro ogni forma di oppressione e autorità, anche attraverso la lotta armata. Si cercava di realizzare il sogno di un mondo basato sulla solidarietà, l’uguaglianza e il mutuo soccorso. Non importa quanto ci rubino della nostra vita, non importa quante guerre diffondano in tutto il mondo, non importa quanto ci terrorizzino attraverso i media, non importa quanto la loro superiorità in armi possa essere schiacciante; la giustizia della lotta e la sete di vita li sconfiggeranno. Questa stessa speranza, che animava l’appartamento di via Arkadias, ha accompagnato i compagni Kyriakos e Marianna in ogni loro scelta fino al 31 ottobre e continua ad accompagnare la compagna Marianna nelle lotte quotidiane che conduce mentre è imprigionata nelle celle della democrazia. È la sete di vita che ha alimentato le lotte dei compagni per un mondo migliore: dalle battaglie per difendere il quartiere di Exarchia dalla gentrificazione e dalla repressione, a quelle per i compagni imprigionati, che, grazie alla solidarietà, riescono a superare le sbarre delle carceri e a unire le lotte per la vita dentro e fuori le prigioni, fino a innumerevoli altre battaglie e scelte quotidiane che ci mostrano come gli individui che lo Stato etichetta come “terroristi” siano semplicemente quelli che vivono tra noi, che lottano con noi, contro ogni tentativo di degradare le nostre vite e che, alla fine, stanno sempre al fianco degli oppressi di questo mondo.

Al contrario, però, rispetto allo Stato e ai suoi meccanismi ideologici, l’idea anarchica si oppone e agisce consapevolmente contro la logica del danno collaterale che ora viene sbandierata come prova di colpevolezza riguardo ai mezzi e alle scelte di lotta che i compagni hanno pagato a caro prezzo. Le azioni di attacco degli anarchici sono azioni mirate che pongono la sicurezza di chiunque possa passare per la zona al primo posto. Pertanto, l’esplosione all’interno dell’appartamento e i disagi causati a così tante persone non potrebbero mai essere stati l’obiettivo dei compagni, nonostante il meccanismo statale cerchi di addossare loro l’etichetta di “pericolo pubblico”.

L’esplosione, che ha causato la morte del nostro compagno e l’evacuazione degli abitanti degli appartamenti dell’edificio di via Arkadias, è stata strumentalizzata politicamente fin dal primo istante. In un crescendo di ipocrisia, la riparazione dei danni all’edificio è stata affidata alla società TERNA, nota per essere un partner dello Stato attraverso appalti pubblici diretti, che ha avviato una collaborazione con lo Stato assassino di Israele ed è coinvolta nello scandalo delle dighe crollate a Volos, nella costruzione delle nuove prigioni di tipo C, nelle operazioni di insabbiamento della scena del crimine di Tempi e nel saccheggio di intere aree in nome dello “sviluppo verde”. Dopo molti mesi, lo Stato ha annunciato un risarcimento agli inquilini, cercando di mostrare un volto premuroso che, però, non ha riservato alle vittime dell’alluvione in Tessaglia, a Mati e in altre zone colpite dagli incendi, né alle vittime del terremoto a Creta e altrove. In questo caso specifico, è stato messo in atto un trucco comunicativo che mirava, da un lato, ad alimentare il clima di terrore e, dall’altro, a distogliere l’attenzione dalla strage di Tempi.

Il compagno Kyriakos Xymitiris ha fatto scelte di lotta che hanno richiesto un enorme impegno, coerenza e sacrificio. La lotta armata e la guerriglia urbana comportano questi sacrifici, persino quello di mettere a repentaglio la propria vita. Per quanto si possa credere di controllare tutti i fattori e di averli valutati correttamente, c’è sempre una variabile imprevedibile che non può essere calcolata. Ci sono decine di storie di persone in tutto il mondo che hanno perso la vita in circostanze così crudeli.

Coloro che si dedicano alla causa rivoluzionaria muoiono proprio a causa dei mezzi che hanno scelto per attaccare i propri oppressori. La storia si è spesso rivelata crudele con coloro che hanno scelto la via della guerriglia. Nessuno ha preso alla leggera o in modo irresponsabile la decisione di mettere a repentaglio la propria vita e la propria libertà. Questa scelta è nata dalla loro esperienza di vita, dall’ingiustizia sociale, dall’imposizione del dominio e dalla repressione da parte dell’autorità. Un’autorità che saccheggia le nostre vite senza calcolare alcun costo, con il profitto e l’onnipotenza come unici criteri. Tutti coloro che hanno perso la vita a causa dell’esplosione prematura dell’azione preparatoria o durante l’azione stessa avevano uno scopo comune: la liberazione. Il guerrigliero è carne della carne della società, una sua parte che ascolta e vive l’oppressione, che lotta contro l’onnipotenza degli Stati e del capitale e che combatte con tutti i mezzi per rovesciare il sistema esistente.

Su questo percorso, a volte, il prezzo da pagare è alto: i nostri compagni cadono in battaglia, altri sono rinchiusi in carcere.

Per questo motivo, non dimentichiamo i nostri compagni perseguiti per il caso Ampelokipoi e che si trovano in custodia cautelare da più di un anno. La strada verso la libertà è sempre aperta, per quanto ardua possa apparire. Basta credere nella nostra forza, basta credere che ce la faremo. L’uno accanto all’altro.

Assemblea di solidarietà con i combattenti incarcerati, in fuga e perseguitati

[Pubblicato in inglese e tedesco in https://de.indymedia.org/node/708053 | Tradotto in italiano e pubblicato in https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/02/18/comunicati-di-marianna-manoura-dal-carcere-di-korydallos-e-dellassemblea-di-solidarieta-con-i-combattenti-incarcerati-in-fuga-e-perseguitati-distribuiti-durante-un-intervento-presso-la-sede-del-qu/]